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L'octave
Questo tipo di pedalino (famosissimo l' Octave OC2, sempre della Boss), è un effetto che aggiunge ad una qualunque nota suonata anche la sua ottava sotto (o addirittura due ottave sotto). Serve per ingrossare il suono (se l'effetto è regolato al minimo),
oppure per avere appunto un ulteriore nota oltre a quella suonata. Bisogna dire che questo tipo di effetto viene usato anche dai bassisti, che lo prediligno per certe sonorità particolari che è in grado di offrire.
Nella figura sottostante potete vedere sul pentagramma il lavoro svolto dall'octaver. E' utile piazzarlo in catena subito dopo il Wha-Wha e prima degli altri effetti.

IL pitch transposer
Questo effetto, che può essere chiamato anche pitch shifter, serve a ricreare delle note duplicate dalla nostra originale ad un
intonazione pre-programmata. A seconda della potenza della macchina, l'intonazione trasposta può variare da pochi centesimi di tono fino a due o più ottave.
In pratica possiamo vedere nello specchietto seguente il procedimento.

La parte che ho suonato sviluppa queste quattro note: C, E, F e D. La macchina è stata impostata in modo da duplicare le note una quinta sopra, secondo le
regole degli intervalli. Ogni nota suonata, in pratica, verrà accompagnata dal suo intervallo di quinta, elaborato dal processore,
Alla nota C viene affiancata la nota G, a E il B, al F il C e al D il A.
A seconda delle regolazioni impostate sull'apparecchiatura, posso fare risaltare le note reali rispetto a quelle elaborate opure il contrario o, ancora, mantenerle allo stesso volume.
Questo è possibile grazie ai vari tipi di controllo di cui è dotato il processore.
Bisogna fare attenzione ai tipi di intervalli grazie ai quali è possibile ottenere le note duplicate. Infatti, la trasposizione programmata
su di un dato intervallo avviene su qualunque nota, indipendentemente con il rapporto che questa ha con la tonalità del brano su cui si sta suonando.
Facciamo un esempio su di un brano in tonalità di C maggiore, sul quale devo improvvisare un solo sulla scala tonale, cioè quella di C.
Se al pitch shifter imposto un intervallo di terza maggiore sopra (o altri intervalli giusti, maggiori, minori, diminuiti o aumentati),
questo mi risponderà sempre sovrapponendo ad ogni nota la sua terza maggiore (o l'intervallo impostato). Osservate la figura:

Come potete facilmente notare sono comparse delle note estranee alla scala, quindi dissonanti on la tonalità in questione, che nel nostro caso è quella di C maggiore.
E' palese che un effetto di questo tipo venga regolato ed utilizzato con maestria, dopo averne più che altro imparato a sfruttarne le possibilità.
Un pitch shifter serve anche ad altri scopi, primo fra tutti la creazione di effetti di chorus, oppure delay particolari.
Passiamo ora avedere quali sono i tipici controlli che è possibile trovare in un comune pitch transposer.
Il pitch regola l'intonazione dell'effetto a semitoni. Generalmente il carattere informativo è numerale, secondo un criterio di regolazione di questo tipo:

In alcune apparecchiature il controllo può essere centesimale: 0, 100, 200, 300 e così via. Quindi il rapporto delle note duplicatesarà più preciso.
Solitamente, un pitch transposer di buon livello è in grado di dare due o più duplicati della nota reale i quali potranno essere regolati individualmente a piacere.
Il fine regola a livello microtonale la trasposizione della nota. In pratica è in grado di operare una leggera scordatura, calante nei valori negativi ecrescente in quelli positivi.
Questo controllo è molto importante in quanto servea correggere eventuali sfasature armoniche presenti nel duplicato della nota, ma anche (e soprattutto) per la programmazione di un effetto chorus.
Il level ovviamente regola il volume dell'effetto rispetto al suono originale, enfatizzandolo a valori bassi, mentre a valori bassi sarà poco (o per niente) presente.
Il pan serve ad impostare l'effetto sul canale destro (right) o sinistro (left).
E' molto importante impostare l'effetto su di un canale se la nota duplicata dovrà essere ben distinguibile, mentre se si desidera ottebere un suono omogeneo e compatto puùò essere sovrapposto
al suono originale, posizionando l'effetto al centro dello specchio panoramico.
Con il delay impostiamo il ritardo della nota effettata rispetto a quella originale. Normalmente, una nota duplicata viene suonata istantaneamente alla nota reale.
con il delay possiamo posticipare la nota duplicata di tot millisecondi, allo scopo di creare una successione di note create artificialmente consecutive a quella suonata. Ecco un esempio pratico.

Nell'esempio che potete vedere sopra, la nota C, suonata su con il metronomomo a 100, è quella da noi suonata.
La prima nota duplicata è un E, terza maggiore di C, in ritardo di 150ms, mentre la seconda è un B (seconda minore sotto),
con un ritardo di 300ms, ed infine la nota G (quinta giusta), in ritardo di 450ms. Impostiamo, su ogni nota armonizzata, le ripetizioni (feedback) del delay a 0 per avere
una sola ribattuta di ogni nota. Piccola parentesi. Solitamente, mettendo a 0 il controllo feedback del delay, questo ripete una sola volta la nota, e non 0 volte, come si potrebbe facilmente immaginare.
Suonando la nota C a tempo, dandole quindi il valore di quarto, il pitch shifter ribatterà come programmato la serie di note appena viste. Questo argomento legato al delay viene approdondito
ulteriormente nell'apposita sezione dedicata al delay.
L'harmonizer: il pitch shifter intelligente
Abbiamo visto che il pitch shifter duplica la nota armonizzandola nel modo programmato, senza però tenere conto di un eventuale tonalità diversa sulla
quale si sta lavorando, con conseguente rischio di stonature varie. L' harmonizer, invece, opera proprio in relazione all'armonia. La differenza sostanziale tra i due tipi
di effetto è nel fatto che l'harmonizer chiede, in fase di programmazione, su quale scala deve armonizzare la nota che noi suoniamo. In questo modo vengono rispettati tutti
gli intervalli legati alla scala stessa. La cosa più semplice è di vederne un esempio pratico.

A sinistra vedete la scala di E minore armonico, al centro la stessa scala armonizzata dal pitch shifter una terza maggiore sopra, mentre a destra sempre la stessa scala di E min arm
armonizzata una terza sopra. Notate la differenza nelle note delle due armonizzazioni. Infatti il pitch shifter ha armonizzato ogni singola nota una terza maggiore sopra, uscendo spesso dalla tonalità
in questione (scala di E min arm). L'harmonizer, invece, è stato impostato per suonare la terza di ogni nota sulla scala di E min arm e quindi, durante l'armonizzazione,
tiene presente il rapporto tonale delle note duplicate.
Nei moderni processori di segnale sono contenuti di solito entrambi i tipi di effetto, ognuno dei quali ha un proprio compito. Riassumendo il tutto possiamo dire che il pitch shifter
viene utilizzato spesso per duplicare le note sulle ottave o per creare il famoso chorus di cui parlavamo prima. Più raramente per armonizzare le note su altri tipi di intervalli, dove un lavoro più preciso
viene svolto dall'harmonizer. La pratica sarà quindi un buon aiuto all'approfondimento dei due tipi di effetto.
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