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L'amplificazione nel 21° secolo
La domanda è ovvia: se negli ultimi trent'anni abbiamo avuto un evoluzione tecnologica musicale sempre più rapida, cosa ci possiamo aspettare in questo nuovo millennio?.
LA musica in se stessa è intramontabile ed è piuttosto facile supporre che sarà sempre una forma artistica tra le più importanti. Non si può comunque sapere, al di là di tutto, quali daranno i generi musicali che sopravvivranno in un prossimo futuro, ne tanto meno prevedere quali saranno quelli nuovi che nasceranno: di certo, nessuno poteva immaginare nel 1800 che un giorno un certo chitarrista nero avrebbe imitato gli effetti sonori di un combattimento aereo con la chitarra
Certo, oggi come oggi abbiamo delle direzioni musicali ben definite, generi musicali che nascono, che scompaiono, che si rinnovano, ma bisogna ben sperare, come è giusto che sia, che le radici di ogni genere musicale (bello o brutto che sia, secondo il nostro gusto personale) non finiscano solo nei libri di storia o nei solchi di un disco (che tra l'altro potrebbero diventare anch'essi reperti di antichità: chissà cosa si inventeranno in futuro per la riproduzione musicale
). Speriamo solo di trovare il classico gruppo che ci allieta le serate nei locali o anche l'artista da strada nel 22° secolo.
Questa prefazione un po' romanzata serve ad introdurre un breve viaggio in quello che appena qualche anno fa' poteva sembrare un futuro remoto. Ad esempio: provate ad immaginare di essere negli anni '70 e poter suonare un intero concerto con una sola chitarra, ma di avere la possibilità di passare da un suono tipo Fender Stratocaster ad uno tipo Gibson 175 o ad uno tipo Martin D-45 (in questo caso una chitarra acustica, per chi non lo sapesse). Ma non solo: possiamo anche impostare il tipo di amplificatore, che può essere ora un Marshall, poi un Mesa Boogie, poi un Fender eccetera... In pratica: pura fantascienza. Ma nell'esempio eravamo negli anni '70. Oggi invece tutto questo è possibile grazie alla tecnologia. Vediamo di ripercorrere la storia iniziando dalla chitarra midi.
Guitar Synth
Il termine chitarra midi, la protagonista di questo capitolo, anche se forse è il più usato non è giusto. E' invece esatto definire questo tipo di strumento chitarra sintetizzatore, appunto guitar synth. In pratica, il sintetizzatore è uno strumento elettronico che, dopo avere creato un suono di timbriche, lo trasforma nei modi più svariati fino a riprodurre una vasta gamma di varietà timbriche. I primi eseperimenti di sintetizzatore risalgono agli anni '60. Un capostipite di questo strumento è stato il synth progettato nel '64 dal Dr. Robert A. Moog, che veniva pilotato da una tastiera analoga a quella di un organo. Successivamente, nel corso degli anni, il synth ha subito una serie di variazioni, soprattutto dedicate ai tastieristi. Il guitar synth si distingue nel fatto che il sintetizzatore è pilotato da una chitarra tramite un apposito pick-up esafonico.
Il synth può essere usato per simulare il suono di qualsiasi strumento, per crearne uno nuovo o per amalgamare entrambi i due casi. Un sintetizzatore viene controllato variando i livelli della tensione e perciò, se viene controllato da una chitarra, occorre innanzitutto un convertitore tono-tensione, che in termini di tensione indica al synth quale nota si sta suonando sulla chitarra. Il synth utilizza questa tensione per pilotare il suono base tramite un dispositivo chiamato oscillatore controllato in tensione (VCO: voltage controlled oscillator). Questi sono dei componenti complessi che producono forme d'onda a dente di sega, quadra, sinusoidale e triangolare. A queste onde può essere modificata ulteriormente la forma dell'onda allo scopo di produrre una maggiore varietà di suoni.
Il sintetizzatore incorpora inoltre un altro dispositivo,, detto generatore di rumori: questi creano un rumore bianco, che è una miscela di forme s'onda prese a caso nello spettro delle frequenze, e il rumore rosa,, analogo ma con più bassi. Dopo che il VCO ha creato il suono, interviene il VCF (voltage controlled filter) cioè il filtro di controllo della tensione, che taglia le frequenze. Questo può essere paragonato ad un controllo di tono o ad un equalizzatore grafico: elimina, in pratica, alcuna frequenze per enfatizzarne altre, secondo un processo definito sintesi sottrattivi. In modo analogo, l'intensità del suono è regolata da un amplificatore controllato in tensione, detto VCA (voltage controlled amplifier).
I sintetizzatori sono inoltre dotati di comandi che attivano il generatore di inviluppo, che possono essere usati, collegati con il VCA, per presentare l'inviluppo del suono. Praticamente controllano l'attacco (attack), il decadimento (decay), la tenuta (sustain) e il rilascio (release), sistema definito ADSR. Il suono che esce dal guitar synth non è una versione modificata del suono delle corde della chitarra, ma un proprio suono che è stimolato, chiaramente, dalla chitarra.
I primi modelli di sintetizzatore erano monofonici : in pratica non si poteva suonare più di una nota per volta e quindi non potevano dare grande prestazioni. I synth pseudo-polifonici permettono di suonare un numero determinato di note contemporaneamente. I moderni synth polifonici hanno un circuito generatore indipendente per ogni nota e quindi tutta la libertà possibile di sovrapposizione delle note.
All'inizio degli anni '80 vediamo comparire sul mercato i primi guitar synth grazie a ditte come la Roland, da sempre precursore in questo genere di apparecchiature. Tra i primi modelli troviamo il Roland GR 100 e il GR 500, seguiti poi negli anni a venire da modelli sempre più sofisticati, come il GR 300, il GR 50 e gli ultimi GR 30. Altre ditte che producono queste apparecchiature sono la Axon (Neural Guitar Midi Controller NNGC 77) e la Yamaha (Guitar Midi Converter G50). Si possono tra l'altro espandere con moduli di generazione sonora, anche se il migliore utilizzo è sicuramente quello interno. Un problema che può nascere con queste apparecchiature è il ritardo tra la nota effettivamente suonata e l'elaborazione della stessa: nei primissimi modelli questo ritardo era notevole (nell'ordine dei millisecondi). Oggi, comunque, il livello tecnologico ha portato quasi allo zero assoluto questo tempo di ritardo.
Per quanto riguarda il pick-up esafonico uno standard è il GK-2 della Roland, che si interfaccia con quasi tutte le unità sintetizzatore (non la Yamaha G50, che lavora solo con un proprio pick up). Il pick up esafonico ha sei poli che sono posti in corrispondenza alle corde della chitarra su cui è istallato, e ognuno di essi legge la frequenza relativa alla corda abbinata, traducendola in un formato diverso che viene inviato al convertitore (o controller) allegato al pick up stesso. E' questo il cervello di tutto il sistema, in quanto traduce i dati che gli arrivano in formato Midi e li dirige al modulo sonoro. Questo emetterà il suono impostato nella programmazione ed è qua che potrebbe nascere il ritardo di cui si parlava prima, che avviene a causa del modo in cui il riconoscimento e la conversione sono effettuati. .
Il processo è abbastanza complicato: le note suonate, analisi di ogni singola corda e della propria frequenza (numero di vibrazioni della corda) che crea l'altezza del suono e quindi la nota, possibili note estranee (non volute) determinate dalla poca pulizia di esecuzione o da tecniche particolari (slide, bending, tapping, hammer-on e pull-off) che mangiano tempo alla conversione, la conversione stessa e l'invio al modulo di generazione sonora. Come si può vedere, il percorso e lungo. Negli scorsi anni, per ovviare a questo problema, si sono progettate apparecchiature di forma non proprio simile alla chitarra, come il SynthAxe (della ditta californiana Zeta) o le prime Casio. Progetti più o meno riusciti, che però presentavano un nuovo problema: il fatto che i chitarristi volevano (e vogliono tuttora) imbracciare una chitarra vera e propria. Da qui il successo dei pick ups esafonici, che possono venire installati su qualsiasi tipo di chitarra. Esistono tra l'altro chitarre che montano di serie, oltre ai normali pick ups, anche un esafonico. Voglio ricordare a proposito la Fender Stratocaster Roland Ready e alcuni modelli della Godin o della Aria, me anche le Ovation e le Godin elettroacustiche. A questo punto possiamo quindi far suonare la nostra chitarra con i suoni che vogliamo.
Chitarra e amplificazione virtuale
E' ovvio che con l'avvento dei computers e della realtà virtuale anche la tecnologia nel campo musicale (come d'altronde in tutti i campi) ne trae profitto. Abbiamo analizzato prima i vari sistemi tra pick up esafonico, convertitore e sintetizzatore che servivano a creare sonorità particolari o legate ad altri strumenti. Quello che invece stiamo per conoscere è un mondo totalmente nuovo, basato sulla simulazione virtuale sia della chitarra nelle sue più svariate forme e modelli, sia dell'amplificazione, anche in questo caso visto sotto gli aspetti più classici e non. Ma perché bisogna ricreare artificialmente le caratteristiche tipiche di chitarre e amplificatori quando si ha comunque la possibilità di utilizzarne uno vero? Provando questo genere di sistema sotto le mie mani, posso ammettere in tutta franchezza che la risposta è una sola: la comodità. Provate ad immaginare di avere a disposizione una Fender Strato e Telecaster, una Gibson Les Paul, 175 e 335, una Martin e un Ovation, una Rickenbacker, una Gretsch ecc. Poi gli ampli: Fender Twin, Vox AC30, Mesa Boogie Mark (1, 2, 3, 4), un Roland Jazz Chorus, un Soldano ecc. Per disgrazia vi capita di avere una serie di concerti o turni in sala di registrazione dove sono richieste le sonorità tipiche di questi strumenti. Che fare?
Innanzitutto dovete noleggiare un furgone solo per portare in giro la strumentazione, e poi magari anche un agente di sicurezza per tenerla sotto scorta, senza contare uno o due roady per caricare e scaricare. In seguito pensate alle maledizioni che vi tira dietro il fonico. Certamente non capita spesso nella vita di un chitarrista di dovere affrontare tutta questa fatica, anche se è ben ripagata dal possedere tutto quel ben di Dio. Però, a chi di noi non piacerebbe avere tutta la strumentazione sopra citata (e anche di più)? E' proprio qui che entra in gioco la realtà virtuale, che andremo ad analizzare nelle prossime righe.
Il primo passo che dobbiamo fare per addentrarci in questo nuovo mondo è quello di capire alcune terminologie, iniziando dal physical modeling. Con questo termine si identifica un procedimento tecnologico che descrive uno strumento acustico o elettrico e tutte le sue caratteristiche fisiche, sonore e di performance attraverso l'uso di un elaborato sistema di regole e leggi matematiche, che possono venire elaborate e quindi rappresentate da un computer. In pratica per le chitarre è oggi possibile quantificare in dati: il legno, la forma, i pick ups, le corde ecc. Per gli amplificatori: le valvole, gli speakers, la microfonatura ecc. Una nuova apparecchiatura come il Roland VG8 possiede nella sua memoria interne tutte le caratteristiche degli ampli e delle chitarre di cui parlavamo prima, il tutto "sezionato" nel sistema di cui sopra e ricomponibile nei modi più svariati, procedimento che la Roland sigla con l'acronimo COSM, cioè Composite Objet Sound Modeling. Vorrei soffermarmi un attimo su questa macchina, in quanto sarà la capostipite di tutta una serie di apparecchiature sempre più perfezionate che opereranno secondo questi criteri. Il VG8 viene ad interfacciare con la chitarra attraverso un pick up esafonico (Roland GK-2), e questo potrebbe far pensare che si tratti di un sintetizzatore per chitarra (anche se, volendo, è in grado di produrre suoni analoghi), ma il sistema si basa su ben altri principi. Al contrario di un comune synth per chitarra, il VG8 utilizza il segnale del pick up esafonico elaborando il segnale audio completo come tale. Gli approcci successivi al segnale possono essere due:
- il VGM (Variable Guitar Modeling), che indica il sistema in grado di ricreare i suoni di un gran numero di chitarre e amplificatori esistenti oggi nel mondo;
- l'HRM (Harmonic Restructure Modeling), che lavora sulle armoniche dello strumento, elaborandole a piacere e creando suoni completamente nuovi, che agiscono però sempre in merito alla chitarra (non vengono quindi sintetizzati).
La Yamaha popone il DG1000, un'unità che ha un approccio molto simile al VG8, ma emula solamente gli amplificatori, utilizzando una tecnologia denominata ECM (Electric Circuit Modeling). In questo caso viene simulato ogni componente che fa parte del circuito originale di un particolare tipo di ampli, il tutto attraverso le regole e leggi descritte precedentemente. La chitarra che pilota il DG1000 non ha bisogno di pick up esafonico, in quanto la macchina accetta i normali pick up . Un altro apparecchio simile al DG1000 è il Line6 "AxSys212" della Line6 oppure il recentissimo Johnson "Millenium" della Digitech.
Sempre della Line Six troviamo il "pod", un simpatico aggeggio che viene solitamente utilizzato in diretta al banco e che offre dei suoni veramente interessanti, in particolare se paragonati al rapporto qualità-prezzo, e di cui dovrebbe uscire anche una versione a rack. Tra gli emulatori di amplificatori, il Pod è attualmente la macchina più diffusa.
Un altra novità in questo settore, dopo l'emulazione delle chitarre e degli amplificatori, è quella dei pedali virtuali. In pratica, si cerca di emulare anche il suono tipico dei pedali la cui sonorità è la più ricercate, quali possono essere ad esempio un Tube Screamer dell'Ibanez, oppure un Ecoplex Maestro EP-3, oppure ancora l'Electro Harmonix Deluxe Memory Man e tanti altri ancora. Le nuovissime apparecchiature a pedale come il Line6 DL4, oppure l'Akai E1, oppure il Lexicon MPX G2 (una mostruosa macchina a rack probabilmente destinata ad un buon successo). Il tutto con il preciso scopo di offrire numerosi effetti storici a pedale in una sola apparecchiatura.
Siamo oramai nel 2.000 e bisogna dire che l'evoluzione tecnologica è preparata al nuovo millennio, e le apparecchiature descritte sopra ne danno la prova. Ovviamente non si potrà mai sostituire una chitarra o un ampli reali: confrontandoli con i loro relativi "virtuali" si può però dire che la somiglianza è tale da poter avere almeno il beneficio del dubbio. Se poi, come dicevo prima, non vogliamo (o possiamo) sobbarcarci il peso reale di tutta la strumentazione che queste macchine sono in grado di simulare, in un prossimo futuro (magari neanche tanto remoto) potremo trovarci ad avere tra le mani questi apparecchi. Come al solito la scelta sarà assolutamente personale per ognuno di noi...
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