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Nell'esempio in fig.2, la chitarra non entra direttamente nei pre, ma viene mandata ad un Buffer/Splitter attivo, che serve a dare una maggiore linearità e una migliore risposta in frequenza al segnale, considerando il fatto che questo debba operare in un lungo percorso attraverso varie apparecchiature. Possiamo anche trovare una comoda uscita per l'accordatore (tuner). Il segnale proveniente dalla Patch-Bay viene indirizzato all'effettistica che lo sdoppia e lo manda allo Speaker Emulator ed infine al Power Amp, cioè il finale di potenza, collegato alle casse (nell'esempio, due 4x12: ogni cassa contiene quattro coni da 12 pollici di diametro). Lo Speaker Emulator fa' una copia del segnale stereo per mandarlo processato al mixer (da palco o in studio), mentre l'originale prosegue al finale.


Utilizzo dei mixer nel setup
Nell'esempio appena visto il segnale è entrato nell'effettistica direttamente invece di passare dal send-return del pre: la scelta è stata obbligata in quanto erano presenti due preamplificatori. Ma anche se ce ne fosse stato uno solo, il send-return non era la scelta migliore, in quanto avremo avuto troppe apparecchiature da collegarci. In questi casi diventa interessante l'utilizzo di mixer appositi per chitarra. Attenzione: la maggior parte dei mixer a rack è adatta per l'uso con tastiere o impianti P.A. (Public Address, cioè l'impianto di diffusione generale al pubblico) ma non per l'uso chitarristico.
Un mixer per chitarra deve avere ogni singolo canale con un livello di ingresso compreso in un range da +4db a +20db e oltre per essere in grado di ricevere il segnale diretto di un preamplificatore. Ricordate che si sta lavorando con segnali di linea professionali, quindi +4db sarà lo standard di sistema per il pre, gli effetti e il mixer.
Per non incappare in errori sventurati (e conseguenti spese inutili), vediamo alcuni tra i principali modelli offerti dal mercato:
- Custom Audio Electronics Dual Stereo Line Mixer, costruito da Bob Bradshaw, uno dei maghi nella costruzione di impianti a rack per chitarra, al quale si rivolgono parecchi chitarristi famosi
- Rocktron G612 Line Mixer
- Rocktron Rack Interface
- Rane FLM82 Line Mixer
- Rane Sm 82 Stereo Line Mixer
- System MixPlus Guitar Audio Mixer della Digital Music Corporation
- Advance Tube Tech. Voglio segnalare in particolare questo modello perchè,
oltre ad essere valvolare (attualmente uno dei pochi sul mercato, mi sembra),
è italiano, e questo gli fa onore (un po' di patriottismo non guasta mai, ammettiamolo).
Vediamo un possibile schema con l'uso di mixer di linea.

La funzione principale dei mixer di linea, oltre alle varie possibilità di collegamento e splitting offerte da alcuni modelli, è quella di mantenere la massima linearità e fedeltà nella miscelazione dell'effetto (chiaramente anche in stereofonia) con il segnale dry mono. Questo sistema, per i più pignoli, potrebbe digitalizzare leggermente il suono, a meno che non si usino apparecchiature di elevato livello. Il mixer valvolare ha lo scopo di ovviare a questo possibile inconveniente, facendo addirittura passare il segnale effettato all'interno del suo circuito a valvole. La scelta di un tipo di sistema o l'altro deve essere come al solito personale. Ma vediamo il percorso del segnale nello schema in
fig. 3.
Il pre manda due segnali uguali: uno diretto nel canale 1 del mixer, l'altro all'entrata del primo effetto, che darà in uscita il solo segnale effettato, diretto ai canali 2 e 3. Il send A del mixer manda una copia del segnale dry del preampli (prelevato dal canale 1) all'entrata del effetto 3; il segnale stereo di solo effetto rientra nei canali 6 e 7. Dal send B parte il segnale (sempre dry) diretto allo split che lo divide in due, nel caso che l'effetto 2 abbia bisogno di lavorare con un segnale stereo in entrata, proveniente dallo split. Il segnale effettato tornerà ai canali 4 e 5. Nel mixer faremo le nostre opportune regolazioni dei livelli di ingresso sui vari canali, in modo da trasferire un segnale stereo comprensivo del mixaggio del suono diretto più quello dry attraverso l'uscita master al finale.
Un sistema molto interessante, anche se più complicato, è quello illustrato nella fig. 4, definito sistema tridimensionale.
In questo caso la diversità è nel modo in cui viene trattato il segnale dry, che viene diretto ad un proprio finale, mentre l'effettistica entra nel mixer e viene inviata stereofonicamente ad un altro finale.
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